{"id":126,"date":"2017-07-19T10:15:17","date_gmt":"2017-07-19T08:15:17","guid":{"rendered":"http:\/\/martaczok.com\/site\/lidentita-negata-arte-sul-filo-della-memoria\/"},"modified":"2017-08-30T10:42:30","modified_gmt":"2017-08-30T08:42:30","slug":"lidentita-negata-arte-sul-filo-della-memoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/martaczok.com\/en\/lidentita-negata-arte-sul-filo-della-memoria\/","title":{"rendered":"L\u2019identit\u00e0 negata: arte sul filo della memoria"},"content":{"rendered":"<p>Dopo Guernica di Pablo Picasso, grido d\u2019orrore dipinto nel 1937 immediatamente dopo il bombardamento aereo della citt\u00e0 basca e simbolo profetico di un\u2019umanit\u00e0 crocifissa, la risposta dell\u2019arte agli orrori perpetrati dall\u2019uomo verso l\u2019uomo e verso la Natura \u00e8 apparsa intrisa di drammaticit\u00e0 espressiva, rasentando il muro altissimo e desolato che aveva, con la guerra, racchiuso la storia in un confine interiore che non poteva offrire vie d\u2019uscita estetiche.<br \/>\nCertamente, la drammatica esemplare risposta informale di Fautrier, l\u2019innocenza crudele della carne materica dei suoi Otages, bene pose gli artisti in guardia da una festa dell\u2019arte, dimenticando le tracce dei passati orrori in favore di una risorta gioia di vivere.<br \/>\nCome la resurrezione di uno spirito senza forma, che penetrava il disordine espressivo opposto al Realismo di matrice politica, o il bacino errante del popolo umano che in Chagall vedeva l\u2019Esilio del Creatore, ponevano la mente allertata verso un\u2019espressivit\u00e0 tesa nella riflessione interiore.<br \/>\nErranza dell\u2019arte e sconfitta, di fronte alla necessit\u00e0 di mostrare o esprimere senza furor politico e a fresco la densit\u00e0 dell\u2019immane tragedia tangibile nelle macerie ancora avvolte di brina di morte.<br \/>\n\u00c8 stata la sedimentazione lenta e il costante lavoro dei sopravvissuti a edificare il pi\u00f9 significativo monumento all\u2019Olocausto, un testamento vivente fatto di volti, di fatti e di parole che hanno abbattuto la scia di silenzio lasciata da un muro teologico insufficiente a offrire risposte.<br \/>\nCos\u00ec \u00e8 cresciuta generazione dopo generazione, una nuova umanit\u00e0 che ha ritrovato il colore della vita, espiato il peccato dell\u2019idolatria politica e che nella memoria ha ritrovato la strada seppure drammatica di conoscere, capire e insegnare a vivere nel ricordo di tutti coloro che in ogni epoca della storia sono stati marchiati e cancellati da incomprensibili ragioni ideologiche.<br \/>\nIl problema della relazione arte-memoria ha il suo cuore nel nucleo pi\u00f9 profondo della storia. E qui si rivelano i suoi percorsi velati come il suono dei versi poetici, rarefatto dissolversi nella memoria di quanti mancano all\u2019appello: pesanti come le foglie\/facce metalliche di Menashe Kadishman, insensibili alla aerea natura del vento, forgiate e adagiate nell\u2019identit\u00e0 dello spazio minimale ferrigno berlinese di Libeskind.<br \/>\nUn silenzio eternale animato da ri-flussi di angoscia, quello del visitatore della storia. Indescrivibile orrore che ha visto, ma non vissuto.<\/p>\n<p>Marta Czok pone una condizione diversa a chi accosta le sue testimonianze interiori. Nella sua pittura si avverte un richiamo al mondo irrecuperabile di chi perse la favola della vita nel momento in cui l\u2019immaginazione \u00e8 la stupita essenza della vita quotidiana. Un battito d\u2019ali che frulla nel senso tragico della perdita della condizione labirintica e creativa dell\u2019aurorale dimensione dell\u2019infanzia.<br \/>\nAttualit\u00e0 tragica nel nostro immediato presente, quando pi\u00f9 veloce appare la dissipazione del patrimonio immaginativo ben presto cancellato da una razionalit\u00e0 invasiva e aggressiva che abbrevia le distanze fantastiche, correndo verso le certezze del ruolo sociale.<br \/>\nIl percorso espressivo di Marta Czok, costruito su un gioco di identit\u00e0 linguistiche come la sua biografia, libanese-polacca-anglo-latina, attraverso l\u2019ironia espressionista ereditata dal mondo fiammingo, suggellata da una sottile capacit\u00e0 di segno grafico, si rivela in un costante gioco speculare di immagine sottratta alla sua fonte originale. Un dialogo del pensiero che acquista la forza in essere dell\u2019evidenza, rarefacendosi sino a materializzarsi in una forma sfuggente: questa la cromia iniziale dell\u2019infanzia nello spettacolo spettrale di un mondo in bianco e nero.<br \/>\n\u00c8 lo stupore che leggiamo negli occhi dei bimbi mentre costruiscono il loro mondo di fiaba, in cui sempre un\u2019ombra sinistra da lanterna magica, allunga la notte, come nei fotogrammi di Bergman, immagine di una paura sopita ma vigile, traccia di una memoria lasciata alla deriva.<br \/>\nEd \u00e8 l\u2019aspetto seriale delle immagini che, aspirando a una crescita che si interrompe ogni volta, naufraga in un silenzio implosivo che non lascia spazio all\u2019emozione. \u00c8 una secchezza stilistica da racconto kafkiano, un\u2019attesa di risposta che non arriva ad alcun compimento.<br \/>\nE ci rendiamo consapevoli che siamo a contatto con l\u2019involucro pi\u00f9 interno dell\u2019arte, elaborazione visiva di un pensiero che riflette nella durezza delle certezze il drammatico risvolto di una traccia della memoria collettiva.<br \/>\nLa cancellazione dell\u2019identit\u00e0 \u00e8 il filo sottile che lega la memoria della storia dell\u2019infamia, come non mai perpetrata nell\u2019ultima guerra nazifascista. Cancellazione psicologica dei recenti passati regimi sovietici, oppure avversione per l\u2019identit\u00e0 stessa, normalizzazione teologica da societ\u00e0 ideale, crociate avviate contro l\u2019espressione spirituale e legale di s\u00e9: da tutto questo ci fissa ancora lo sguardo della denuncia immota dei bambini dei lager e del ghetto di Varsavia, come della Roma Citt\u00e0 aperta silenziosa e sofferente all\u2019ombra di una croce immensa, imbrunita dalla melma del fascismo.<br \/>\nMemoria che stride sul vetro raschiato tracciando un messaggio di angoscia trascritto nell\u2019invisibilit\u00e0 immensa della morte.<br \/>\nCi\u00f2 che appare dalle opere di Marta Czok \u00e8 l\u2019essenziale cifra grafica necessaria all\u2019espressione di una delicata verit\u00e0, messa a contatto con un mondo visitato dentro di s\u00e9, attraversando il riflesso inafferrabile della memoria. Strutture che parlano dell\u2019istante in cui ogni senso scompare assieme alla vita negata, dall\u2019attrezzo di guerra alla doccia al cianuro, trionfi eretti sul limite posto alla crescita libera, in cui l\u2019amore per il mondo che l\u2019infanzia ha in s\u00e9 lascia il posto all\u2019inesprimibile sgomento della solitudine.<br \/>\nMai sconfitto, il sogno di vivere e di crescere riappare.<br \/>\nTorna alla mente la storia di Brundibar l\u2019operetta praghese in musica scritta nel 1938 da Hans Kr\u00e1sa su libretto di Adolf Hoffmeister ripresentata dopo varie vicende alla Croce Rossa il 23 giugno 1944, dai nazisti a Terez\u00ecn per mostrare il \u201cprogramma di abbellimento\u201d o come in un documentario qui realizzato, la benevolenza del F\u00fchrer che \u201cregala una citt\u00e0 agli ebrei\u201d, assieme alla munificenza nazista verso l\u2019infanzia, che si riveler\u00e0 nello sterminio ad Auschwitz di tutti i musicisti e gli interpreti. Saranno l\u2019alleanza di un gatto, di un passerotto e di un cane e l\u2019aiuto di tutti i bambini della citt\u00e0 che interverranno in favore di Annika e Pep\u00ed\u00e7ek, intenti a cercare latte per la mamma ammalata, a sconfiggere l\u2019infido mendicante suonatore d\u2019organetto Brundibar, personaggio che lascia bene intendere dove si cela l\u2019infernale progetto di asservimento al lavoro e alla morte.<\/p>\n<blockquote><p>La mamma fa dormir il caro suo tesor,<br \/>\nla culla dondola pensando al suo amor.<\/p>\n<p>Poi verr\u00e0 il giorno<br \/>\nquando il bell\u2019uccellin<br \/>\nse n\u2019andr\u00e0, voler\u00e0,<br \/>\nlascer\u00e0 il suo nido.<br \/>\nGli alberi crescono,<br \/>\nnuvole corrono,<br \/>\ngli anni in fretta passano.<\/p>\n<p>Mammina, guardaci, siamo cresciuti ormai.<br \/>\nPensa, rammenta i vecchi tempi se vorrai.<br \/>\nIl bagnetto facevam,<br \/>\nnel mastello eravam:<br \/>\nun bambin s\u00ec piccin e la sua sorella.<br \/>\nGli alberi crescono,<br \/>\nnuvole corrono,<br \/>\ngli anni in fretta passano.<br \/>\nLa mamma avanti va,<br \/>\nvuota la culla sta,<br \/>\npensa al futuro quando nonna poi sar\u00e0.<\/p><\/blockquote>\n<p>Un vuoto che non lascia rimpianti tanto \u00e8 reale e tangibile la memoria dell\u2019identit\u00e0 immediata legata all\u2019assenza di futuro. Non solo nella morte, ma specialmente nel trauma di continuare a vivere, come sopravvissuti e testimoni.<\/p>\n<p>In questa identit\u00e0 di memoria crediamo sia sotteso uno dei sensi dell\u2019arte: poesia, arte figurativa, musica che non allieta le corti di potenti e tiranni, ma che vela sotto un rimando infinito la silenziosa musica segreta che anima la vita, anche se al di l\u00e0 della vita.<br \/>\nCos\u00ec come ha scritto il grande direttore d\u2019orchestra Karel Anc\u00e9rl internato e sopravvissuto a Terez\u00ecn:<\/p>\n<p>\u201cHo sperimentato che la potenza della musica \u00e8 cos\u00ec grande da poter portare nel suo regno qualunque essere umano che possieda un cuore e una mente aperta, da rendere possibile sopportare le pi\u00f9 terribili ore della propria esistenza\u201d.<\/p>\n<p>Roma, dicembre 2008<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Cesare Terracina<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo Guernica di Pablo Picasso, grido d\u2019orrore dipinto nel 1937 immediatamente dopo il bombardamento aereo della citt\u00e0 basca e simbolo profetico di un\u2019umanit\u00e0 crocifissa, la risposta dell\u2019arte agli orrori perpetrati dall\u2019uomo verso l\u2019uomo e verso la Natura \u00e8 apparsa intrisa di drammaticit\u00e0 espressiva, rasentando il muro altissimo e desolato che aveva, con la guerra, racchiuso<a class=\"excerpt-read-more\" href=\"https:\/\/martaczok.com\/en\/lidentita-negata-arte-sul-filo-della-memoria\/\" title=\"ReadL\u2019identit\u00e0 negata: arte sul filo della memoria\">&#8230; Read more &raquo;<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.2 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>L\u2019identit\u00e0 negata: arte sul filo della memoria - Marta Czok<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/martaczok.com\/en\/lidentita-negata-arte-sul-filo-della-memoria\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"L\u2019identit\u00e0 negata: arte sul filo della memoria - Marta Czok\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Dopo Guernica di Pablo Picasso, grido d\u2019orrore dipinto nel 1937 immediatamente dopo il bombardamento aereo della citt\u00e0 basca e simbolo profetico di un\u2019umanit\u00e0 crocifissa, la risposta dell\u2019arte agli orrori perpetrati dall\u2019uomo verso l\u2019uomo e verso la Natura \u00e8 apparsa intrisa di drammaticit\u00e0 espressiva, rasentando il muro altissimo e desolato che aveva, con la guerra, racchiuso... 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